Caso Arnaboldi, parla l'avvocato Riccio: "A Franco sono stati dati solo due giorni per sgomberare casa"

Al 78enne sarebbe stato prospettato meno tempo di quanto previsto dalla legge per prendere i propri effetti. Il legale dell'agricoltore: "Il comportamento del custode, dottor Giacomo Boni, non è conforme alla legge"

"Faremo di tutto per agevolare Arnaboldi affinché possa recuperare i suoi effetti nella più totale tranquillità". Con queste parole del delegato alla vendita, il commercialista Giacomo Boni, si chiudeva, il 3 luglio, una delle giornate più lunghe di Franco Arnaboldi, coincisa con il suo sfratto. L'uomo, come stabilito dalla Corte Europea, vanta un credito nei confronti dello Stato di oltre 800mila euro ma ad oggi di questi soldi non ha visto neanche un centesimo. Tuttavia però a quelle parole, al momento, non c'è stato un seguito. Già, perché da quel 3 luglio, nessuno, neanche il 78enne, è più potuto entrare in quella casa a Collemezzano, venduta all'asta per poco più di 140mila euro, in quanto manca l'autorizzazione da parte del tribunale di Livorno che dovrebbe indicare le persone autorizzate a prendere i beni dell'agricoltore. Addirittura, sembrerebbe che i 30 giorni che sarebbero dovuti spettare all'agricoltore per riprendere i suoi effetti siano diventati prima 5, come ammesso da Arnaboldi su Change.org, e poi solamente due. Ora uno dei suoi avvocati, Biagio Riccio del foro di Napoli, stanco di questi "soprusi" ha chiesto la revoca del mandato a Boni: "Si è comportato in maniera scorretta", spiega. 

L'unità abitativa di Arnaboldi-2

La casa di Arnaboldi rimane chiusa

Quando Arnaboldi è stato accompagnato fuori dalla sua casa, forte delle parole di rassicurazioni avute dal commercialista, si era portato via solamente due buste e poco altro. Tuttavia ben presto ha dovuto fare i conti con l'amara realtà. Da quel 3 luglio niente è cambiato: all'agricoltore è stato impedito l'accesso alla sua, ormai ex, abitazione e al tribunale di Livorno sono stati depositati i nomi di chi si è detto pronto a prelevare gli effetti dell'uomo al suo posto. Il comune di Cecina, nella persona del sindaco Samuele Lippi, aiuterà, se gli sarà permesso, Franco con il trasloco dei mobili più grandi e pesanti, ma del tribunale non sono ancora arrivate risposte in merito. E intanto i giorni passano, con il cecinese costretto ad vivere in una unità abitativa accanto al magazzino della sua azienda. Ma Arnaboldi non è solo: al suo fianco ci sono un intero paese e oltre 130mila firmatari della petizione lanciata su Change.org.

L'avvocato Biagio Riccio

L'avvocato Riccio: "Comportamento del custode non conforme alla legge"

Ad annunciare dunque i prossimi passi per risolvere la questione è uno degli avvocati di Arnaboldi, Biagio Riccio (nella foto): "Sto finendo un atto che all'inizio della settimana presenterò al tribunale di Livorno con il quale chiedo che il giudice valuti come il comportamento del custode (Giacomo Boni, ndr) non sia conforme a legge. Va infatti chiarito che l'articolo 560 del codice di procedura civile vecchio rito prevede al quarto comma che sia concesso all'esecutato, in questo caso Arbaboldi, un tempo non inferiore a 30 giorni per prelevare gli effetti dalla sua abitazione. Il custode ingiustificatamente gliene ha concesso appena due. Questo è inconcepibile, contro la buona fede e la tutela dell'affidamento. Si trascende in un un vero e proprio abuso di diritto perché il custode agisce senza la copertura della norma e questo non è possibile".

L'avvocato poi ha posto l'accento su un'altra questione: "Non si trascuri il fatto che la battaglia legale è appena iniziata perché Arnaboldi ha chiesto la nullità del decreto di trasferimento nella parte in cui viene attribuito, senza alcun diritto ed in assenza di un titolo, al nuovo proprietario l'area di sedime (superficie piana del terreno su cui poggiano le fondazioni di un edificio, ndr). È come dire che quando una persona compra una casa diventi proprietario anche dell'androne delle scale e dell'alloggio del portiere. Questa area specifica non può essere del solo nuovo proprietario, ma è anche di spettanza di Arnaboldi che in tal complesso ha ancora un'azienda agricola". 

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