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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca

Canapa Store: "Chiudere i negozi che vendono cannabis light? Una follia"

Dopo la volontà espressa dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, abbiamo incontrato il titolare dell'attività di via Nardini Despotti Mospignotti: "Dove c'è legalità c'è controllo"

Chiudere tutti i negozi di cannabis light, uno a uno. Perché, questi, sarebbero un incentivo al consumo di droga e allo spaccio. È questa l'ultima battaglia in tema di legalità annunciata dal ministro dell'Interno Matteo Salvini che, dopo aver assicurato di far ricorso a ogni strumento possibile pur di chiudere tutti i Canapa Shop disseminati sul territorio, ha esultato per i primi provvedimenti arrivati giovedì 8 maggio. Ovvero, la chiusura di due negozi a Macerata e la cancellazione del Festival della canapa che si sarebbe dovuto tenere al PalAlpitour di Torino dal 17 al 19 maggio.

Controlli e restrizioni, la circolare del Viminale

La situazione, tuttavia, già dalla serata del 9 maggio è cambiata, quando il Viminale ha emanato una circolare che non imporrebbe alcuna chiusura se non per chi opera nell'illegalità. Previsti, invece, maggiori controlli e restrizioni per l'apertura di nuovi negozi.

Made in Canapa: ecco cosa vende lo shop di Livorno 

Ma cosa sono davvero - e cosa vendono - i canapa shop che il ministro dell'Interno vuole chiudere? Siamo andati al negozio Made in Canapa di via Nardini Despotti Mospignotti, a Livorno, aperto da Lorenzo Dominici nel 2016 e diventato un punto di riferimento non solo per i consumatori di cannabis light. Al suo interno, infatti, si trovano prodotti a base di canapa a 360 gradi: dall'olio, ai vestiti, dai biscotti agli alcolici, tutto con un valore di THC (il principio attivo psicotropo) che rimane al di sotto dello 0,6%.

"Ho sentito le dichiarazioni del ministro dell'Interno - dice Dominici, titolare dello store - e, francamente, non credo che abbiano un fondamento. Anzi, mi sembrano pura follia. Non è vero che i negozi che vendono la cannabis light incentivano lo spaccio, semmai è il contrario perché dove c'è una situazione di legalità lo Stato può controllare, fare informazione e anche limitare i danni. Da me vengono in tanti a chiedere spiegazioni sull'uso terapeutico della cannabis e io mi trovo costretto a indirizzarli verso medici specialisti aperti a questa pratica, ma purtroppo sono ancora pochi. Mi piacerebbe che ci fosse maggiore consapevolezza e conoscenza".

I clienti tipo dei canapa shop: "Adulti che vogliono rilassarsi"

Il cliente tipo del canapa shop è una persona in su con l'età e, difficilmente, qui entrano i ragazzini. "I più giovani vengono per curiosità, per capire cosa c'è dietro il mondo della canapa. Anche perché qui - continua Dominici - facciamo informazione e diffondiamo la cultura della cannabis, ma nessun commerciante vende prodotti ai minorenni. I miei clienti hanno dai 35 anni in su, non cercano il fumo per lo sballo, ma vogliono soltanto rilassarsi: cercano dunque la sensazione di benessere e non intendono mescolarsi con l'ambiente dello spaccio".  E l'ambiente ha un ruolo centrale nella scelta di comprare cannabis light in negozio, sostiene Dominici. "Io sarei per legalizzare le droghe leggere, e questo porterebbe un beneficio anche economico e giuridico, perché permetterebbe a chi compra la cannabis di non entrare in contatto con certi ambienti in cui si spaccia ben altro. L'illegalità c'è a tutti i livelli, legalizzare garantirebbe protezione e controllo".

Il dibattito politico sul tema della cannabis light

Non la pensa così, appunto, Matteo Salvini. "Sono più di mille in Italia i negozi di cannabis light e, per quanto mi riguarda, vanno sigillati dal primo all'ultimo", aveva detto il ministro aprendo di fatto un'accesa discussione politica e prima ancora che fosse emanata la nuova circolare del viminale. "Non si devono dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga", l'immediata replica del ministro della Salute, Giulia Grillo. E lo scontro si è acceso fin da subito, soprattutto quando il leader della Lega ci ha messo il carico dicendo a Otto e Mezzo, la trasmissione di La7 condotta da Lilli Gruber, che "sulla droga sarei pronto a mandare a casa il governo. Su questo tema con i Cinque Stelle sì che ci litigo, perché qualcuno vorrebbe che lo Stato diventasse spacciatore". Argomento su cui è intervenuto nelle scorse ore anche l'altro vicepremier in carica, Luigi Di Maio, provando a stare in equilibrio tra i due litiganti. "Basta minacciare il governo, la droga la muovono le mafie e le organizzazioni criminali". Mentre il dibattito, tra chi vede nelle dichiarazioni del ministro dell'interno una bomba di distrazione di massa e chi, invece, condivide l'idea di Salvini, si fa sempre più acceso.

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