A scuola di livornese: origine, significato e funzioni del dé

Contrassegno distintivo del dialetto della nostra città, spesso viene accompagnato da "boia" nella celebre espressione "boia dé"

Non possiamo farne a meno: l'utilizzo del , per qualsiasi livornese, è elemento imprescindibile nella comunicazione. Senza, probabilmente, non riusciremo neanche ad esprimerci come vorremmo. Sì, perché quel , a seconda del contesto e del tono in cui viene pronunciato, può significare qualsiasi cosa. E spiegarne il suo utilizzo a chi non è non della nostra città non è semplice: il , come si dice, lo si comprende solo vivendolo.

Il "dé" da non confondere assolutamente con il "deh"

Ma qual è l'origine di questa espressione? Le ipotesi che i linguisti hanno proposto sono essenzialmente due: la prima vorrebbe il come forma contratta di decco, derivato a sua volta da ed ecco ; la seconda, invece, sostiene si tratti di una contrazione di madiè, ovvero mio Dio, antica formula utilizzata nel francese parlato nella Provenza seguita da un s^ o da un no. Una formula penetrata nella lingua comune e trasformatasi nella grafia unita in "madiesì" o "madienò", con la e chiusa, fino al dé livornese ottenuto per apocope iniziale e troncamento finale ("L'ABC del livornese - Alla riscoeprta del vernacolo", Daniela Lenzi, 2018).

il-novissimo-borzacchini-2Un'etimologia che, in ogni caso, come precisa il compianto linguista Giorgio Marchetti, alias Ettore Borzacchini - di cui consigliamo vivamente la lettura del Borzacchini Universale -, pone il livornese lontano dal deh dell'italiano tradizionale, che ha valore essenzialmente esortativo. Ecco perché scrivere deh con la h finale, facendo riferimento al livornese, è un errore grossolano. Così come un errore è scrivere con la e aperta: il livornese vuole rigorosamente la e chiusa.

Quale funzione ha e come si usa il "dé" livornese

Il , come accennato, ha una funzione universale: il suo significato varia infatti a seconda della situazione comunicativa in cui viene pronunciato, svolgendo per lo più una funzione rafforzativa. Si pensi ad espressioni come “bello dé”, “dé, ma allora sei duro” oppure “c'ho una fame sgaino dé”. Diverso il caso in cui compare da solo, come risposta ad una domanda o ad un'affermazione dell'altro interlocutore: in questa circostanza, il suo significato dipenderà dal tono, dall'espressione e dalla gestualità con il quale viene accompagnato. Alla domanda “Come va?”, ad esempio, se il viene pronunciato con tono sicuro e un volto rassicurante avrà valore positivo; al contrario, se pronunciato con tono dimesso ed espressione sconsolata, avrà valore negativo. In ogni caso, il è divenuto ormai un intercalare tipico della parlata livornese, collocandosi all'interno praticamente di ogni discorso.

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"Boia dé", come rafforzare un concetto

Impossibile, parlando del , non ricordare la celebre espressione boia dé, marchio di fabbrica livornese universalmente riconosciuto. In boia il riferimento è, ovviamente, a colui che eseguiva le pene capitali, le quali, nella nostra città, venivano inflitte prima all'interno della Fortezza Vecchia e poi nella zona dell'attuale Via De Larderel, dove si trovava la ghigliottina. Boia avrebbe svolto un valore rafforzativo nelle formule di giuramento espresse con il , mantenendo poi tale funzione nella lingua comune, Tipo: "boia dé che cardo, un se ne pole più".

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