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La Nord contro Bandecchi: "Fascista, Livorno lasciala stare". Nel mirino la maglietta indossata su Instagram. Foto

La contestazione al patron livornese della Ternana in una scritta a firma della curva apparsa allo stadio nella mattinata di mercoledì 27 luglio

A distanza di 8 anni dalla trattativa per l'acquisto del Livorno calcio, poi saltata anche a seguito di un clima di forte opposizione da parte della tifoseria amaranto, tornano a far discutere le esternazioni di stampo politico del livornese Stefano Bandecchi, patron della Ternana. Se da una parte l'imprenditore è sempre più parte attiva dello sviluppo di alcune società sportive della città (come dimostrano le sponsorizzazioni a Pielle, Us Livorno e Atletica Libertas) dall'altra non accenna a mitigarsi il clima di sempre più forte contrapposizione con parte della tifoseria amaranto. 

Bandecchi replica alla curva Nord: "Livorno non è vostra"

Stavolta infatti a non passare inosservate sono una maglietta indossata durante una diretta Instagram e alcune dichiarazioni successive al video. Nel filmato infatti Bandecchi indossa una t-shirt che recita "Belli come la vita, neri come la morte", slogan di una canzone del 2006 inneggiante al fascismo. Sommerso dalle critiche, il presidente della Ternana ha voluto replicare ma, paradossalmente, ha gettato ancora più benzina sul fuoco: "Se potrò mi farò seppellire con questa maglietta. Chi mi chiama fascista finirà in tribunale e smettetela, invece, di fare i comunisti, che a me i comunisti stanno tutti sul c***o".

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Stefano Bandecchi con la maglietta "incriminata" (stopframe video Instagram)

Parole che hanno suscitato la reazione del capogruppo di Senso Civico di Terni Alessandro Gentiletti, che ha chiesto a Bandecchi spiegazioni sul significato di quelle frasi, e che non sono sfuggite neanche a Livorno, città natale del patron delle Fere, il cui stretto rapporto con la società amaranto è ben testimoniato dalla sponsorizzazione firmata Unicusano, università telematica di cui l'imprenditore è fondatore. "Bandecchi: la nostra città lasciala stare...fascista portaci in tribunale", è la scritta apparsa su uno striscione firmato dalla curva Nord appeso all'esterno dello Stadio Armando Picchi nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 luglio.

Bandecchi, dalla mancata acquisizione del Livorno allo scontro con i tifosi amaranto 

E che i rapporti tra Bandecchi e la tifoseria livornese non siano dei più idilliaci, d'altronde, era ben chiaro già dal 2014, quando i supporter amaranto, all'imprenditore impegnato nella trattativa, poi naufragata, per l'acquisto del Livorno calcio, dedicarono uno striscione non proprio accogliente: "Bandecchi attento, a Livorno fischia ancora il vento".

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Lo striscione indirizzato a Bandecchi nel 2014 (foto Ansa)

Un clima tutt'altro che benevevolo che non ha però frenato gli investimenti di Bandecchi nello sport livornese: basti ricordare le sponsorizzazioni, ormai ben salde, della Pielle Livorno e dell'Atletica Libertas. Per arrivare, poi, all'intervento della scorsa estate, quando il patron della Ternana ha offerto un importante contributo alla ripartenza del calcio a Livorno dopo il naufragio della società gestita da Spinelli e company attraverso la sponsorizzazione di Unicusano prima e la cessione di giocatori fuori categoria come Daniele Vantaggiato e Giuseppe Torromino poi.

Bandecchi: "Non sono fascista, qualcuno si dimentica che sono stato un paracadutista della Folgore"

Bandecchi nel frattempo, sempre in video postato su Instagram, ha fornito la propria versione dei fatti, ricordando che le parole finite nell'occhio del ciclone in queste ultime ore costituirebbero in realtà uno slogan dei paracadutisti della Folgore, di cui l'imprenditore livornese ha fatto parte in passato: "Io non sono mai stato e non sono fascista - ha affermato Bandecchi  -, ma sono stato un paracadutista della Folgore, forse qualcuno se lo dimentica. E sono orgoglioso di averne fatto parte. Io quelle magliette continuerò ad indossarle, anzi, forse mi ci farò anche cremare. Il prossimo che mi chiama 'fascista' lo porto in tribunale. Smettetela, invece, di fare i comunisti, che a me i comunisti stanno tutti sul c***o".

"Us Livorno non è la Pro Livorno", l'accusa nei confronti della società

All'esterno dell'Armando Picchi, sempre nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 luglio, era stato poi affisso un altro striscione, poi rimosso in mattinata, il cui riferimento, in questo caso, sarebbe più strettamente connesso alle vicende del club amaranto: "Us Livorno non è la Pro Livorno". Un modo, forse, per esprimere qualche perplessità di fronte all'operato della società di Toccafondi, legata in maniera sempre più stretta da un rapporto definito di "sinergia" con i biancoverdi.

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