Chiacchierata con Bobo Rondelli: "In un libro la mia vita romanzo". Video

Stasera 21 giugno in Fortezza Vecchia il live per i dieci anni di "Per amor del cielo", in estate l'uscita dell'autobiografia: una "esistenza scellerata" anticipata nell'incontro con LivornoToday

"Per amor del cielo" compie dieci anni. E, lasciatecelo dire, non è soltanto il miglior disco in assoluto di Bobo Rondelli, è uno dei migliori dischi italiani degli ultimi dieci anni. Un album che non è invecchiato di un giorno e riascoltato oggi restituisce, identiche, tutta la fragilità e la bellezza delle emozioni che descrive in ogni brano. Stasera, venerdì 21 giugno, l'anima storta e stropicciata del cantautore che più di tutti incarna l'essenza di questa città torna a casa e, dal palcoscenico della Fortezza Vecchia, accompagnato da Stive Lunardi al violino e Claudio Laucci al pianoforte regalerà al pubblico una nuova versione di "Per amor del cielo", ancora più intima e confidenziale, quasi fosse un segreto sussurato all'orecchio della sua Livorno. Come quelli raccontati in una chiacchierata sulle spallette lungo i fossi in piazza Garibaldi, la Fortezza Nuova di fronte e Livorno tutta intorno a fare da scenografia e pubblico. Confessioni che faranno parte di un libro autobiografico ("Cos'hai da guardare", in uscita per Mondadori il 23 luglio) e che in parte vi raccontiamo anche nel video realizzato per LivornoToday da Luca Dal Canto.

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Livorno, la città della luce e dell'accoglienza

"Livorno è una città diversa dalle altre, è la città della luce, costruita sulla luce, nasce moderna - dice Bobo Rondelli -. Non è una città toscana, è una città di tanti popoli che qui hanno costruito una sottocultura che, nel tempo, è diventata una grande cultura". Parla a ruota libera Bobo, occhiali da sole e spritz in mano, e racconta una città che è cambiata sì, ma non così tanto da perdere la propria l'identità, che resta autentica soprattutto nei quartieri popolari. "A Livorno, nonostante tutto, l'accoglienza è ancora un valore, per fortuna non ci sono mai stati episodi di aggressioni violente a sfondo razzista - racconta -. Del resto noi abbiamo sempre parteggiato più per i pirati, fatto il tifo per i Quattro Mori piuttosto che per Ferdinando". E la città, nelle parole del suo più illustre chansonnier, mantiene intatta la sua sferzante malinconia.

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Il futuro da scrittore: "Racconto ciò che ho fatto perché non lo facciano gli altri"

Una città, Livorno, che tanto gli ha dato e a cui lui ha restituito un'identità musicale che divide con l'altro poeta labronico, Piero Ciampi. Una città in cui ha vissuto tutte le esperienza della sua "vita romanzo" e che ha deciso di raccontare in un libro autobiografico in uscita per Mondadori il prossimo 23 luglio. "Alla mia età mi sono ritrovato a scrivere della mia scellerata esistenza. Tutta la mia vita, in realtà, è già un romanzo - confessa Bobo Rondelli -, e spero davvero che qualcuno riesca a leggere dentro a questo romanzo quello che ho da dire sulla vita. Racconto tante cose, cose vere, che fanno parte di me, soprattutto per dire cosa è meglio non fare". L'eroina, le Brigate Rosse e i tempi dell'esistenza scellerata sono andati: quello che abbiamo di fronte è un Bobo Rondelli cresciuto, cantautore affermato, attore (ha appena terminato le riprese de "I Delitti del Barlume") e adesso anche scrittore. "Hemingway era un alcolizzato, io più modestamente posso permettermi uno spritz. Diciamo pure che sono invecchiato - conclude - e non è per forza una cosa negativa. Invecchiare vuol dire superare le paranoie giovanili e accettare che quel che hai fatto hai fatto, e quel che non hai fatto, ormai..."

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