Servizi sociali, lo sfogo di un cittadino: "Mia madre malata di Parkinson lasciata senza assistenza in quarantena"

La lettera-denuncia di Massimo Casalini: "Siamo stati abbandonati in isolamento dopo la positività al Covid dell'assistente sociale. Come figlio ho il dovere di dare voce a mia madre"

Sono stati messi in quarantena dopo che l'assistente sociale incaricata di accudire la madre affetta dal morbo di Parkinson era risultata positiva al Covid. Dal 20 dicembre, denuncia Massimo Casalini, i suoi genitori anziani sono in quarantena a Livorno senza nessun supporto in quanto il servizio di assistenza alla madre è stato interrotto, mentre lui è costretto all'isolamento sanitario a Pisa. "È inaccettabile che gli enti preposti non sappiano dare risposte - scrive Casalini, che prosegue -. Abbiamo dovuto trovare soluzioni creative ed estemporanee per evitare a mia madre l'umiliazione di stare sporca nei suoi stessi escrementi per giorni". Dopo aver scritto al sindaco Luca Salvetti e all'assessore Andrea Raspanti, Casalini sfoga, in una lettera inviata alla redazione e che pubblichiamo integralmente, la sua frustrazione per un sistema che non funziona e racconta le difficili condizioni in cui da dieci giorni sono costretti a vivere i suoi genitori.

Buongiorno,

Mi chiamo Massimo Casalini e vi scrivo per raccontarvi cosa è successo ai miei genitori e al sottoscritto. Ho già scritto all'assessore Raspanti e al sindaco di Livorno, ricevendo una risposta di circostanza a cui ad oggi non ho ricevuto seguito.

In quarantena poiché l'assistente sociale è risultata positiva al covid. Da quel momento siamo stati abbandonati

I fatti. Il giorno 15 dicembre vengo chiamato da mio padre per un incontro con l'assistente sociale a casa dei miei, per rivedere la situazione per quel che concerne i servizi assistenziali per mia mamma malata di parkinson e non autosufficiente. Dopo 5 giorni dall'incontro, ossia il giorno 20 dicembre domenica veniamo chiamati dal servizio di igiene e posti in quarantena, poiché l'assistente sociale è risultata positiva al covid. Da quel momento veniamo totalmente abbandonati.

La cooperativa che prestava servizio nell'ambito di un progetto dei servizi sociali, annulla il servizio mattutino (3 volte a settimana per cambiare mia mamma), la persona che ci aiuta di solito non può più venire e noi non riusciamo più a trovare qualcuno che possa venire ad accudire mamma. Mio padre, da solo, non riesce a cambiarla e io non posso andarci perché in quarantena a Pisa, dove risiedo.

Chiamo il numero verde regionale, il servizio di igiene, il medico di famiglia, e altre decine di numeri più disparati che trovo in rete di domenica e da tutti ricevo queste testuali parole: "non so cosa dirle". Ci hanno dato la coltellata e poi hanno nascosto la mano. Alla fine chiamando il 118 (ero davvero disperato) un operatore mi suggerisce di chiamare la SVS che in effetti ci danno un recapito per una cooperativa che viene a 15 euro l'ora, ma solo il giorno dopo.

L'indomani mattina chiamo i servizi sociali, che mi dicono che l'assistente sociale non c'è, è in malattia. Io dico alla segretaria che il motivo della malattia della assistente sociale è anche il motivo per cui io e i miei genitori siamo in quarantena senza uno straccio di assistenza e chiedo come sia possibile che non esista un protocollo di assistenza per le persone anziane in quarantena. Risposta: "non esiste un protocollo, sa siamo in una situazione di emergenza".

Abbiamo dovuto trovare soluzioni creative ed estemporanee per evitare a mia madre l'umiliazione di stare sporca

L’emergenza potevo capirla a marzo, ma non a dicembre, dopo nove mesi; non è accettabile, qualcosa non funziona. È inaccettabile che gli enti preposti non sappiano dare risposte, sono inaccettabili le restrizioni a cui siamo stati sottoposti senza che nessuno si sia preoccupato di dare soluzioni a situazioni che alla fine abbiamo subito e non certo per nostra negligenza. Abbiamo dovuto trovare soluzioni creative ed estemporanee per evitare a mia madre l'umiliazione di stare sporca nei suoi stessi escrementi per giorni.

Dopo quasi un anno di pandemia nessuno ha pensato a queste persone, nessuno sa dare risposte. Tutto ciò non è inaccettabile? È normale? Va bene così?

A me sembra di vivere in un set di un film western, in un paese fatto di facciate di cartone, dove dentro poi non c'è niente, solo tante chiacchiere, tanti proclami, ma poi alla fine funziona ben poco. Qualcosa non funziona a livello territoriale, c'è impreparazione, non esiste coordinazione tra le varie parti (servizio di igiene – servizi sociali – medico competente), non esiste informazione. E qualcosa non funziona anche a livello istituzionale, perché esistono leggi che vengono disattese, semplicemente non facendo riunire quelle commissioni che dovrebbero decidere quali e quanti fondi stanziare, lasciando ai cittadini gli oneri che dovrebbero essere a carico dello Stato.

Finora i servizi sociali sono stati più un impiccio che un aiuto

Io, mio padre e altre persone che ci aiutano facciamo i salti mortali per occuparci di mia mamma, e finora i servizi sociali sono stati più un impiccio che un aiuto, come questa paradossale situazione dimostra.

Spero si comprenda che mi sono permesso di rendere pubblica questa vicenda perché come figlio ho il dovere di dar voce a mia mamma, che tra l'altro non parla quasi più, lo si prenda come uno sfogo, o meglio come l'inizio della nostra protesta. Vorrei invitare  chi si trovasse in queste situazioni a non subire in silenzio, a pretendere che le istituzioni facciano la loro parte e non ci dicano mai più "non so cosa dirle".

Finisco augurando a chi doveva fare e non ha fatto di non provare mai quella sensazione di impotenza e di rabbia che sto provando in questo avvilente frangente.

Massimo Casalini, per conto dei miei genitori.

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