Cronaca

Chiusi i centri di accoglienza per migranti. Arci: "Effetto del decreto Salvini"

Ospiti trasferiti, nove associazioni su dodici rinunciano alla gestione dei CAS. Solimano: "Impossibile accettare sia dal punto di vista etico che economico. Calpestata l'inclusione sociale"

La soppressione di tutti i servizi e la riduzione della retta pro capite. Sono queste, essenzialmente, le ragioni etiche ed economiche che hanno spinto Arci, insieme ad altre otto associazioni (tra cui la Caritas) su un totale di dodici nella provincia, a chiudere i centri di accoglienza straordinaria (CAS) per richiedenti asilo. Lunedì 29 aprile gli ospiti dell'hotel Quattro Mori in viale Carducci e quelli dell'ex hotel Gran Sasso in via Terreni (38 in tutto, foto Facebook Marco Solimano) hanno raccolto le proprie cose, caricato i borsoni su un pullman e salutato volontari, amici e operatori in direzione Piombino, dove saranno accolti nei centri della Croce Rossa. Ed altri 100, precedentemente in carico alle diverse associazioni, seguiranno in questi giorni lo stesso percorso.

"Avremmo dovuto servire soltanto i pasti, perdendo il senso di tutto il lavoro fatto per un'inclusione sociale che invece non è prevista dal decreto sicurezza fatto dal governo - commenta con amarezza il presidente Arci, Marco Solimano -. Per questo abbiamo disertato il bando della prefettura e i centri sono stati chiusi". Ragioni etiche ed economiche che hanno spinto l'associazione a rinunciare alla gestione dei centri di accoglienza per migranti richiedenti asilo. Una situazione umanamente e socialmente complicata alla quale si aggiunge l'altrettanto difficile condizione di oltre 60 operatori che, da mercoledì 1 maggio, si troveranno senza lavoro.

Migranti Cas Arci

Marco Solimano, presidente Arci: "Vite interrotte all'improvviso"

"Soltanto da noi sono 18 le donne, gli uomini e i ragazzi che perderanno il lavoro - dice Solimano -. Operatori, mediatori, professionisti, una umanità capace e competente dispersa e penalizzata dalla volontà di chi, attraverso queste misure, vuole dare un colpo mortale all'idea ed al sistema di accoglienza nel nostro Paese".

"Per quanto riguarda invece le decine di ragazzi costrette ad andarsene per non vedersi revocato il diritto al percorso di accoglienza, si tratta di anni di impegno e coinvolgimento nella difficile costruzione di un sistema di relazioni con il territorio vanificati. Vite e storie interrotte all'improvviso, costrette faticosamente a ricominciare altrove". "Si chiude amaramente una storia importante, fatta di impegno, passione e professionalità, di scambi e conoscenza, di costruzione di percorsi e della consapevolezza che altri sentieri possono essere possibili e praticabili al di là del pregiudizio, del rifiuto, della marginalizzazione".

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