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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Cronaca

Migranti a Livorno, dalle violenze alla rinascita: "Picchiati di notte senza motivo, siamo stati in acqua più di 30 ore"

Nella giornata di ieri, giovedì 22 dicembre, la Life Support ha attraccato e fatto scendere le 142 persone presenti a bordo. Oggi è la volta della Sea-Eye

Sono storie di violenza e dolore quelle raccontate da decine di migranti sbarcati ieri al porto di Livorno, recuperati nelle zone sar maltesi e libiche da parte della nave Life Support di Emergency che, dopo giorni di viaggio, ha raggiunto lo scalo labronico dichiarato dal governo 'porto sicuro'. Superstiti di ogni nazionalità, dal Bangladesh al Burkina Faso, dal Camerun alla Costa d'Avorio, passando per Egitto, Eritrea, Guinea, Mali, Pakistan e Somalia. In tutto 142 persone: 109 uomini, 26 minori non accompagnati tra i 13 e i 17 anni, 5 donne, di cui una incinta di 7 mesi, e 2 bambini con meno di 2 anni. Oggi, invece, sarà la volta della Sea-Eye, attesa per le 8 con a bordo più di 100 persone. 

Migranti a Livorno, Life Support in porto. La presidente di Emergency, Rossella Miccio: "Felici di averli portati in una terra sicura". Video

"In Libia, sono stato arrestato 3 volte - racconta a Emergency un uomo pachistano soccorso dalla Life Support -. Mi hanno liberato in cambio di soldi, me li facevo mandare dai miei parenti che vivono in un villaggio molto povero del Kashmir. Si sono dovuti indebitare per potermi aiutare". "È la prima volta che dormo in due anni- racconta invece un giovane somalo, appena maggiorenne -. In Libia lavoravo come muratore per poter sperare di imbarcarmi. La notte stavo sempre con un occhio aperto perché venivano a picchiarmi, quando ne avevano voglia, a volte senza motivo. Adesso, voglio vivere la mia vita, finalmente".

Le testimonianze: "In acqua più di 30 ore, uno di noi è caduto in mare e abbiamo rischiato di capovolgerci"

"Siamo stati più di 30 ore in acqua prima dell'arrivo della nave che ci ha salvato: un'altra ora e saremmo morti" racconta un uomo proveniente dal Pakistan e tra i superstiti del secondo soccorso. "Mentre navigavamo - aggiunge -, uno dei ragazzi con noi a bordo è caduto in acqua, senza sapere nuotare. Gli abbiamo lanciato una tanica vuota a cui si è aggrappato. Con la barca così carica abbiamo corso il rischio di ribaltarci, ma non lo abbiamo abbandonato".

Roberto Maccaroni, coordinatore sanitario della nave Life Support, ha spiegato che "un totale di 72 persone hanno navigato in una barca di 7 metri di lunghezza. Molti di loro hanno viaggiato nella stiva della barca, rannicchiati e schiacciati tra loro al punto che ancora adesso fanno fatica a stare diritti in piedi. Presentano delle contratture muscolari molto dolorose e hanno difficoltà a muoversi".

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