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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Calcio

La PLS saluta la Serie D. Brondi: "Accettare l'incarico una scelta che rifarei: nel calcio ci sono valori che vanno al di là del risultato"

Le parole dell'allenatore dei biancoverdi al termine del campionato

Con la sconfitta interna contro la Pianese (0-4) la Pro Livorno Sorgenti ha salutato ufficialmente il campionato di Serie D, da ultima classificata. Al termine della partita, l'allenatore dei biancoverdi Stefano Brondi, subentrato a Paolo Stringara il 17 marzo, ha tracciato un bilancio della sua gestione:

"Ci tengo a ringraziare i miei giocatori per l'atteggiamento che hanno avuto, perché domenica scorsa siamo andati a giocare a Scandicci in un ambiente incredibile contro una squadra che si giocava tutto per la salvezza e siamo riusciti comunque a strappare un punto. Abbiamo lottato nonostante fossimo già retrocessi. Oggi abbiamo ripetuto la prestazione di domenica scorsa, ma davanti abbiamo avuto una di quelle squadre per noi inarrivabili. Su dieci partite della mia gestione abbiamo giocato con le prime quattro e abbiamo preso quattro/cinque gol a partita. Nelle rimanenti sei partite abbiamo fatto 8 punti: l'unica partita stonata è quella di Cascina. Ho poco da rimproverare ai ragazzi. Venivamo da quindici partite con cinque punti conquistati.

Nonostante una situazione complicata, non ho mai pensato "chi me l'ha fatto fare" di accettare di allenare questa squadra per il semplice fatto che questa mi è stata offerta tre volte: una volta in estate, una volta dopo l'ottava di campionato e una volta sotto Natale. Per tre volte ho detto di no anche per rispettare persone che non meritano nessun rispetto, quindi tornassi indietro forse non so se aspetterei così tanto tempo. Quando ho preso questa squadra è perché era una situazione in cui era in gioco anche la dignità della società, quindi di Marcello Puccini in prima persona. Per lui mi sono calato dentro a questa situazione cercando di amplificare al massimo i valori dello spogliatoio. L'impresa sportiva era chiaramente notevole, che le cose fossero migliorate non avevo nessun dubbio, e lo rifarei perché ci sono valori nel calcio che vanno al di là del risultato.

Ora mi rimetto da parte perché mi sento di non avere più la testa da allenatore. Alleno dal 1993 e sono anche stanco di un mondo che non riconosco più, con persone che non meritano niente, non hanno riconoscenza nè valori. Spero di lavorare con i ragazzi perchè negli ultimi anni le soddisfazioni più grandi le ho avute a livello di settore giovanile e auguro a tutti questi giocatori che questa stagione si sia trattata solo di un incidente di percorso. Per alcuni sarà così, per altri ho paura che sia la normalità vivere annate di questo tipo. La D è un campionato dove bisogna essere professionisti". 

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