Coronavirus Elba, a Porto Azzurro si misura la febbre in strada e nei centri commerciali

L'ordinanza del sindaco Papi: "È un ottimo sistema di screening, una carta in più che ci giochiamo contro questo virus"

Foto ANSA/LUCA ZENNARO

Nuova stretta contro la diffusione del Coronavirus nel comune di Porto Azzurro, dove da ieri viene misurata la febbre a tutte le persone che vanno a fare la spesa e a chiunque venga fermato dalla polizia locale nel corso di normali controlli su strada. Tutto è stato messo nero su bianco nell'ultima ordinanza firmata dal sindaco Maurizio Papi, che continua a prendere decisioni drastiche pur di preservare la salute dei suoi cittadini.

"Abbiamo acquistato cinque termometri a infrarossi - spiega Papi a LivornoToday -, gli stessi in dotazione alla protezione civile. Tre sono stati dati ad alcuni volontari che presidiano, in accordo con le proprietà, gli ingressi dei tre centri commerciali a Porto Azzurro, cioè le due Coop e un Conad, e altri due ai nostri agenti della polizia locale. Chiunque entra nelle attività viene sottoposto a misurazione della febbre e se la temperatura corporea è pari o superiore a 37,5 viene negato l'accesso. Non solo: la persona viene mandata a casa e immediatamente parte la segnalazione all'Ausl per tutti i provvedimenti del caso".

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Il sindaco di Porto Azzurro era stato il primo a restringere la mobilità dei cittadini sull'Isola, partendo lo scorso 20 marzo con la concessione di una sola ora d'aria al giorno per tutti entro i 100 metri dalla propria abitazione, chiudendo l'accesso alle spiagge e consentendo due uscite con il cane in 12 ore. Provvedimenti che, a ruota, hanno pian piano adottato anche i primi cittadini degli altri comuni elbani. E Papi ha reso obbligatorio anche ciò che sembrava un'utopia: misurare la febbre a tutti.

È vero che a Porto Azzurro i centri commerciali sono solo tre e che il territorio può essere meglio controllato, "ma se tutti fanno la loro parte il peggio si scongiura". Almeno questo il parere del sindaco longonese, che aggiunge: "La misurazione della febbre ai cittadini potrebbe essere adottata in tutta l'isola, è una cosa semplice e non costa miliardi - conclude Papi -. I termometri noi li abbiamo pagati circa 160 euro ciascuno, e crediamo che sia una spesa più che sostenibile. È un ottimo sistema di screening, ed è una carta in più che ci giochiamo contro questo virus. Anche tutte le persone che circolano a Porto Azzurro e sono fermate dalla polizia locale per i controlli vengono sottoposte al controllo della temperatura, perché questo ci aiuta a capire chi si muove sul territorio, e lo stato di salute della comunità che rappresento".

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