Piero Ciampi, 85 anni senza auguri: Livorno dimentica il suo poeta musicista

Il 28 settembre del 1934 nasceva il cantautore "livornese, anarchico e comunista", scomparso a gennaio del 1980. Personaggio controverso, ha lasciato un'eredita faticosa da conservare

La pagina Facebook dell'associazione che più di ogni altra ha provato a mantenerne vivo il ricordo ha in testa la locandina dell'edizione del Premio 2018. Della venticinquesima, quella che idealmente sarebbe dovuta andare in scena quest'anno, non vi è traccia, anche se si vocifera che qualcosa si farà, magari con una formula diversa, il prossimo gennaio in occasione del quarantennale della morte. Ma oggi sabato 28 settembre, nel giorno in cui Piero Ciampi avrebbe compiuto 85 anni, neppure un post di "auguri" è stato dedicato a quel poeta maledetto e cantautore anarchico che a 45 anni, il 19 gennaio 1980, se ne andò per un cancro all'esofago sorseggiando vino.

Piero Ciampi, un'eredità culturale faticosa da conservare

Pochi, pochissimi auguri anche dalla "Livorno culturale" o da quella istituzionale, salvo il ricordo di Eva Giovannini a "Il Senso del Ridicolo", quando la giornalista ha accomunato in un certo qual modo Piero Ciampi al suo più prossimo degli eredi, Bobo Rondelli, un altro che di treni persi se ne intende. Piero, uno dei figli più illustri di Livorno - magari un po' meno di Modigliani, ma poi neppure troppo -, d'altronde ha lasciato un'eredità culturale faticosa da conservare, lui che anche in vita era stato riottoso al successo. Tuttavia, se da altre parti se ne preparano le celebrazioni a 40 anni dalla morte (la prima, il prossimo 5 ottobre, a Faenza), de Litaliano emigrato a Parigi e tornato a casa, anima arrabbiata perché "livornese, anarchico e comunista", nella sua città natale se ne parla poco o niente. E perfino il Premio Ciampi, che nei suoi primissimi anni di vita è riuscito a portare a Livorno anche Fabrizio De André, ha trovato via via sempre più difficoltà nel reperire fondi per promuovere una rassegna musicale all'altezza.

Non mi manca il successo, ma una madre. La mia è morta giovanissima

Personaggio discusso e discutibile, ritenuto da Gino Paoli "quello che valeva più di tutti noi, il più poeta, il più lirico, il più artista, il più folle", meglio ancora che dal documentario Sky diretto da Marco Porotti (Piero Ciampi - poeta, anarchico, musicista), Piero Ciampi è rappresentato dall'intervista rilasciata a Lina Agostini su Radiocorriere Tv, nel 1976. Di sè, diceva che per sentirsi ricco gli sarebbe bastato avere "una frittata di cipolle, un bicchiere di vino, un caffè caldo e un taxi sotto casa. Tutte cose che non ho mai avuto insieme" e che la sola cosa che gli mancava non era "il successo, ma una mamma, morta giovanissima. La poesia è la solo cosa che ho".

Piero Ciampi: "Sono arrabbiato perché sono livornese, anarchico, comunista" 

Un'intervista in cui si diceva arrabbiato per tre buoni motivi, perché "livornese, anarchico e comunista". "Livorno è un'isola, è la città più difficile per tutti, anche per me. Perché a Livorno c'è tutta la contraddizione di questo mondo: ci sono gli americani, c'è il più grande monte di Pietà che si possa immaginare, io ne so qualcosa, c'è anche una delle più numerose comunità ebraiche in Italia. A Livorno sono nati il partito socialista e quello comunista e c'è anche una squadra di calcio che milita in serie C ma che meriterebbe lo scudetto in A. Ecco, io sono il Robinson Crusoe di questa isola che è poi un mondo". 

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