Matrimoni combinati tra sconosciuti per ottenere il permesso di soggiorno: un arresto a Livorno e 56 indagati

Maxi operazione della guardia di finanza. Le nozze celebrate in città o a Rosignano marittimo, obbligo di dimora per 4 livornesi coinvolti, tra cui una donna. Il "sì" corrisposto dietro compensi tra i 6 e gli 8mila euro

Di vero, in quelle messe in scena con tanto di bouquet ed abiti più o meno da nozze, non c'era niente se non i contratti matrimoniali firmati e depositati dopo rapide e frugali cerimonie. Ovvero, la sola cosa che interessava ai partner di 24 livornesi, 15 uomini e 9 donne, per ottenere un permesso di soggiorno. Il tutto, dietro pagamento di somme che variavano tra i sei e gli  8mila euro corrisposti ai neo mariti o mogli, perfetti sconosciuti con i quali dirsi addio appena scese le scale di Palazzo civico. A scoprire un giro di matrimonio combinati e celebrati a Livorno (tranne uno a Rosignano Marittimo) tra il 2014 e il 2019 è stata la guardia di finanza che, negli ultimi due giorni, ha dato esecuzione a cinque misure cautelari personali (un arresto e 4 obblighi di dimora) e 55 perquisizioni nelle province di Livorno, Siena, La Spezia, Torino e Padova per porre fine "a un subdolo sistema di celebrazione di falsi matrimoni tra italiani, sudamericani e nordafricani finalizzati all'ottenimento di un titolo di soggiorno in Italia".

Un'operazione condotta da un centinaio di militari appartenenti a 10 reparti del corpo, coordinati dal comando provinciale livornese guidato dal colonnello Gaetano Cutarelli e dal nucleo di polizia economico-finanziaria diretto dal tenente colonnello Gabriele Baron, sotto la direzione della procura di Livorno. Le indagini riguardano le ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e induzione in falso in atto pubblico e hanno coinvolto, principalmente, un 55enne della Repubblica Domenicana da tempo residente in città, arrestato in carcere e ritenuto al centro del sistema, e quattro livornesi, tra cui una donna, sottoposti all'obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria: sono loro, secondo l'accusa, gli organizzatori seriali dei falsi matrimoni.

"Ignari e incolpevolmente coinvolti nel sistema illecito - si legge nel comunicato diramato dalla guardia di Finanza - sono risultati anche i pubblici ufficiali intervenuti nella celebrazione dei 24 falsi matrimoni (in 23 casi presso il Comune di Livorno e in un'occasione presso quello di Rosignano Marittimo) e nel rilascio dei titoli di soggiorno nei confronti di 24 stranieri: 16 provenienti dalla Repubblica Dominicana, 2 dal Perù, 1 da Cuba, 2 dalla Nigeria, 1 dal Marocco, 1 dalla Tunisia e 1 dal Senegal".

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Matrimoni combinati, l'organizzazione e i livornesi disposti a sposarsi

"Nel corso di attività tesa alla repressione dei traffici illeciti condotta dalla sezione Mobile del Nucleo Pef - si legge ancora nel comunicato della gdf - è emerso che, dietro pagamento di denaro, gli autori degli illeciti reperivano soggetti compiacenti (italiani di ambo i sessi, frequentemente gravitanti nelle aree limitrofe a Piazza della Repubblica e via Garibaldi, spesso bisognosi di liquidità necessaria per acquistare stupefacenti) disponibili a contrarre fittiziamente matrimonio con persone del tutto sconosciute, in molti casi, come detto, incontrate solo e unicamente in occasione della cerimonia nuziale. Al centro del sistema, il cittadino dominicano, dimostratosi in grado di reperire gli italiani da far sposare ad altri latino-americani e a nordafricani per poter regolarizzare la propria posizione di ingresso e soggiorno in Italia".

"Le coppie di sposi - fanno sapere le fiamme gialle - erano spesso caratterizzate da una differenza d'età, a volte anche consistente, tra i coniugi. In due casi, le spose dominicane si sono, poco dopo il matrimonio, ritrovate già vedove di uomini anche trent'anni più anziani. A carico di una di queste, poco più che quarantenne, è stato contestato anche l'abbandono di persona incapace di provvedere a se stessa in ragione delle patologie sofferte e dell'età avanzata (ultra settantenne). Tra l'altro, non appena appresa la notizia del decesso dell'anziano coniuge, la vedova, che si trovava in Spagna, faceva rientro in Italia e, come erede, subentrava quale locataria di una casa popolare a Livorno".

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"Ogni matrimonio celebrato - spiegano infine le Fiamme Gialle - prevedeva il pagamento di un corrispettivo, solitamente tra i sei e gli 8mila euro, da ripartire, poi, tra il coniuge italiano, l'agente matrimoniale dominicano e altri soggetti che, in più occasioni, si sono prestati a collaborare per organizzare le cerimonie nuziali. Può, dunque, stimarsi come il sistema abbia prodotto, considerando solo i 24 matrimoni di cui è stata accertata la falsità che probabilmente sono destinati ad aumentare sulla base degli elementi raccolti, un volume d'affari illecito di circa 150-200 mila euro".

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