Scuola, in 200 alla protesta indetta dai Cobas in piazza Cavour: "No alle gabbie in plexiglas, classi meno numerose ma più sicure"

Alla manifestazione hanno aderito circa duecento persone: "Via la mascherina torniamo come prima"

Circa 200 persone hanno manifestato in piazza Cavour nel pomeriggio di ieri, martedì 9 giugno, per chiedere lo stop della didattica a distanza e il ritorno in classe a partire da settembre. Alla manifestazione, indetta dai Cobas, hanno preso parte alunni, genitori, insegnati e personale scolastico che hanno chiesto a gran voce una "scuola più sicura" con meno alunni nelle classi e non confinati in "gabbie di plexiglas come vorrebbe il ministro Lucia Azzolina". Secondo i sindacati, infatti, la didattica a distanza ha mostrato tutti i suoi limiti: "È stato creato un divario scolastico e sociale - dicono -, un elevato rischio di dispersione scolastica, soprattutto per gli alunni che hanno situazioni particolari (scuole carcerarie, alunni rom, alunni che vivono in zone rurali, alunni con contesti familiari difficili), difficoltà ancora maggiori per gli studenti con disabilità, per gli studenti stranieri e con svantaggio socio-economico e molto altro ancora".

scuola in piazza 9 giugno 2020 (3)-2

"Basta con la didattica a distanza, la scuola è un altra cosa"

"Nel corso degli anni, abbiamo assistito a un costante incremento del numero di alunne/i per classe - dicono ancora dal sindacato -, che oggi, sulla base delle norme esistenti potrebbero arrivare fino a 30 e oltre. Invece di ridurre le "classi pollaio", come affermato pubblicamente, il governo, tramite gli Ambiti Territoriali Provinciali (gli ex provveditorati, ndr) sta comunicando in questi giorni che salteranno molte prime classi della scuola secondaria di I e II grado e molte terze classi nella secondaria di II grado. In queste condizioni, è penalizzato il percorso didattico-educativo e non è garantito nessun distanziamento".

"In sostanza - concludono i Cobas -, invece di consentire la ripartenza della didattica in presenza a settembre con aule meno affollate, il ministero preferisce approfittare dell'occasione per ridurre classi e organici e, nel frattempo, carica su docenti e ATA tutte le difficoltà legate al recupero delle attività che in quest'anno scolastico non si sono potute svolgere per effetto dell'attuale sospensione. Piuttosto che pensare soltanto a finanziare DaD e attrezzature digitali, costringendo docenti e famiglie a supplire a quanto il Ministero non vuole fare. Chiediamo la riduzione del numero di alunni/e per classe, un incremento conseguente dell'organico docente (immissione a tempo indeterminato dal primo settembre 2020 di tutti i "precari" con 3 anni di lavoro) e ATA, interventi urgenti edilizia scolastica con stanziamenti consistenti (almeno un punto di PIL in più destinato alla scuola), per acquisire, adeguare e attrezzare classi, palestre, laboratori, spazi aperti".

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