Livorno Calcio

Livorno, lo sfogo del settore giovanile: "Senza stipendi da marzo, pretendiamo quanto ci spetta"

Dirigenti e staff reclamano gli arretrati: "Non siamo di serie B, anche noi abbiamo delle famiglie e quei soldi ci servono"

Sono stati in silenzio per tanto, troppo tempo. Sono andati avanti soltanto per il bene dei ragazzi senza mai far mancare loro nulla e per cercare di garantirli un futuro. Adesso però che la situazione in casa Livorno è definitivamente naufragata con la società messa in liquidazione e l'esclusione della società dalla serie D, i collaboratori del settore giovanile amaranto e della scuola calcio hanno deciso di alzare la voce e di mettere al corrente la città della situazione con la quale hanno dovuto convivere per praticamente tutto l'anno: "I nostri compensi - spiegano in un comunicato congiunto - non sono stati pagati per 4 mesi, cioè da marzo di quest’anno fino alla fine della stagione del 30 giugno". 

Affitto non pagato, gli under 17 restano senza campo

Livorno, il settore giovanile chiede gli stipendi arretrati

Allenatori, dirigenti, staff medico e organizzativo. Tutti ad aspettare una risposta che, purtroppo, non è mai arrivata: "Abbiamo sempre messo a disposizione del Livorno Calcio il nostro lavoro. Tutto questo con grande difficoltà dovuta prima all'emergenza Covid-19 e in seguito alle problematiche societarie, ma senza mai farci prendere dallo sconforto. Abbiamo portato avanti 4 campionati, anche con buoni risultati: prima di tutto il    Primavera 3, poi gli Allievi nazionali under 17 e infine gli under 14 e under 13. In questo periodo difficile nessuno ha mai parlato del nostro lavoro che per i più sembra non esistere, non siamo mai stati nominati dai tifosi o dalle autorità e neppure dalla società".

"Non siamo di serie B, i soldi sono un contributo importante per le nostre famiglie"

"Non vogliamo fare polemiche inutili o strepitare come altri - continua lo sfogo -, infatti da noi non avete mai sentito alzare la voce, abbiamo continuato a fare il nostro lavoro che era di aiutare i nostri ragazzi nella loro crescita sportiva, ma adesso non ci sembra più giusto continuare a stare zitti. Quello che chiediamo è di essere equiparati nei pagamenti ai dipendenti della sede che nonostante tutte le problematiche comunque hanno ricevuto i loro stipendi perché non ci sentiamo collaboratori di serie B poiché con il nostro lavoro abbiamo contribuito nella società. Per alcuni di noi questi soldi sono un contributo importante nell’economia della famiglia specialmente in questo periodo storico così difficile". 

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