Caos Livorno, società latitante: dei soldi nessuna traccia e i giocatori se ne vanno

Caos stipendi, scadenze con la Lega non rispettate, telefoni muti e credibilità azzerata: in quattro avrebbero già avviato la causa per svincolarsi in tempo per il calciomercato di gennaio. E come non bastasse oggi in assemblea si dovrebbe anche discutere degli emolumenti ai consiglieri del cda

Incompetenza e mancanza di liquidità. Se della prima iniziamo ad esserne certi, della seconda lo siamo quasi. E che il Livorno sia allo sbando, ormai lo hanno capito tutti, nonostante ancora oggi qualcuno proverà a tirare fuori la storia di un aumento di capitale da tre milioni di euro in un cda telematico che si preannuncia surreale. Dove addirittura si potrebbe discutere - ma per fortuna non tutti sarebbero d'accordo - anche degli emolumenti ai membri del consiglio di amministrazione. Considerata la situazione, sarebbe quantomeno una mancanza di rispetto nei confronti di chi, da mesi, non vede un euro, ma il problema non è certo e soltanto questo.

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Caos Livorno: Agazzi, Marsura, Murilo e Porcino pronti a svincolarsi

Il problema è che il castello montato dai vari Heller, Mariani e Carrano non sta più in piedi e alle loro promesse non credono più quei giocatori che avevano chiesto la messa in mora della società. Alcuni di loro (Agazzi, Porcino, Marsura e Murilo), anzi, avrebbero iniziato a muoversi per essere eventualmente svincolati a gennaio, quando riaprirà il calciomercato. I giorni sono maturi perché i tempi del Collegio arbitrale che dovrà valutare l'eventuale causa, nonostante il procedimento sia abbastanza rapido, si aggirano comunque intorno a un mese, un mese e mezzo.

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Finché si è trattato di ripetere lo stesso mantra fino alla sfinimento "i soldi arriveranno, state tranquilli che abbiamo in mente un bel progetto", la dirigenza del Livorno è stata affidabilissima. Lo stesso, però, non si può certo dire quando si è trattato di dimostrare con i fatti le belle parole rilasciate tuttavia occasionalmente e soltanto quando di comodo, magari per fare proclami. E adesso che anzi servirebbero chiarimenti, da un paio di giorni abbondanti i telefoni della dirigenza continuano a squillare a vuoto.

Caos Livorno, gestione fallimentare: le promesse non sono più credibili

Nascondersi dietro a "cavilli", "tecnicismi burocratici", "procedimenti amministrativi" e, infine, "attività in corso", non regge più. Promettere tre milioni di aumento di capitale quando non si riescono a pagare neppure 130mila euro di stipendi suona come l'ennesima presa in giro. Una delle tante alle quali non intendono più assistere giocatori, tifosi e tantomeno noi che siamo stanchi di risposte rade ed evasive. Come scrivemmo a fine settembre, durante la presidenza Navarra, il fallimento di una società non aspetta il tribunale, ma si vede già da una gestione che, fino a questo momento, non si è dimostrata all'altezza neppure della serie C sotto alcuno aspetto.

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E lo pensiamo anche se oggi venerdì 20 novembre dovesse essere deliberato quel fantomatico aumento di capitale da tre milioni - premesso che poi ci sarebbe un mese di tempo per versarne il primo 25% - e se sul conto dei giocatori arrivasse il restante 40% degli stipendi (tra l'altro il restante 60% già versato non sarebbe neppure stato distribuito equamente). Il credito è esaurito, a differenza dei punti di penalizzazione che continuano ipoteticamente ad aumentare, e la pazienza pure. Non di certo l'amore per il Livorno, l'unica ragione per cui ancora lo seguiremo con interesse. 

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